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Specialisti nelle Telecomunicazioni: a rischio estinzione !

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Le specializzazioni in ambito Protezione Civile riguardano un ristretto numero di volontari che, principalmente per passione e spirito di sacrifico, apportano nel sistema un valore aggiunto che a volte può fare la differenza.

Mi riferisco a quei ruoli che in qualche modo si possono considerare le punte di diamante della Protezione Civile e che messi insieme formano spesso la task-force che tutti si aspettano di vedere operare nei primi istanti dopo il disastro.

Possiamo brevemente elencarli:  SOCCORRITORI-SANITARI, CINOFILI, SOMMOZZATORI E SALVAMENTO FLUVIALE, SPELEOLOGI-SOCCORSO ALPINO,  RADIOTECNICI-RADIOAMATORI,  ANTINCENDIO BOSCHIVO.

Tutte queste specialità (stiamo sempre parlando di volontari), si distinguono dalla parte logistica della Protezione Civile, della quale tuttavia fanno parte a pieno tiolo, per la continua formazione alla quale si sottopongono proprio per mantenere e perfezionare le caratteristiche che li rendono tali.

Fare parte di una specialità non significa quindi immobilizzare un arto rotto, accudire un cane, saper scalare una montagna o trasmettere con una radio: significa saperlo fare in modo professionale, da veri esperti.

Prima di fregiarsi del titolo di “specialista” occorrono quindi anni di preparazione, di dedizione alla specialità e di tanto sacrificio per formarsi e migliorarsi perché quando ci si troverà ad operare occorre sapere che molte persone affideranno la loro vita a questi esperti !

Non intendo sminuire in alcun modo la componente più diffusa, la vera ossatura della protezione civile che sono i volontari generici. Il loro lavoro è altrettanto prezioso ed irrinunciabile ma va da sé che la movimentazione del sacchetto di sabbia, la tenda da piantare, il fango o la neve da spalare, i viveri da scaricare, la transenna da presidiare, pur richiedendo  sacrifici in termini di fatica psico-fisica, sono esentati  da quelle che sono le conoscenze tecniche e non necessitano di particolari competenze sulle modalità operative:  ti spiegano come si fa  e si ripetono le nozioni apprese.

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Tornando alle motivazioni che mi hanno spinto a disquisire sul tema,  il desiderio è di porre l’attenzione su un fenomeno che riguarda un po’ tutte le specialità ma riferendomi  in particolare quella delle TELECOMUNICAZIONI ovvero la cronica mancanza del “ricambio generazionale”.

Il problema, come accennato, affligge in generale il terzo settore ma incide in modo preoccupante in quelle attività che richiedono dedizione, studio  e prima di tutto molta PASSIONE per quello che si fa.

Nel settore delle Telecomunicazioni il proselitismo è molto fiacco. L’avvento delle nuove tecnologie informatiche, i social networks e la diffusione capillare dei sistemi telefonici cellulari, hanno contribuito non poco alla disaffezione dei più giovani nei confronti delle radio-comunicazioni,   considerate (a torto) un sistema obsoleto e poco pratico.

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Sono punti di vista chiaramente “intossicati” dalla scarsa visibilità nei confronti dell’encomiabile lavoro quotidiano prodotto nel mondo e nella società grazie all’uso delle radio. Se si aggiunge la diffidenza nei confronti di sistemi che richiedono la perizia di un “utilizzatore” e la spiccata ma dannosa propensione verso ciò che viene vissuto da semplice “utente”, possiamo in qualche modo comprendere questa assenza di interesse.

Come se non bastasse, l’ignoranza ed ancor più l’ottusità di sedicenti esperti di radiocomunicazioni, grandi guru della disinformazione e purtroppo  volontari di Protezione Civile , contribuiscono non poco a creare confusione proprio nel mondo del volontariato dove questi personaggi, per mascherare la loro incompetenza,  vanno diffondendo messaggi del tipo “ in emergenza è meglio usare il cellulare” !!!!!!!!!!!

A differenza di tutte le altre specialità, quella nelle Telecomunicazioni richiede a monte anche una solida base di studi e competenze tecniche che il progresso tecnologico vuole che siano costantemente aggiornate ed affinate.

E’ per questo motivo che la maggior parte degli specialisti delle radio provengono dal mondo dei radioamatori.  Ma non basta:  il radioamatore esperto, prima di improvvisarsi protettore civile accendendo una radio, deve conoscere in modo chiaro le terminologie, le procedure e le tecniche operative, molto diverse da quelle che utilizza nel proprio hobby.

Senza voler esagerare, per un buon radioamatore è sicuramente più facile effettuare un collegamento radio dall’Italia al Brasile in onda corta e con soli 100 Watt, che gestire una maglia radio di cinque operatori, a pochi chilometri di distanza ed  in piena emergenza !

Ecco quindi che le conoscenze dello specialista in telecomunicazioni  devono spaziare in campi molto diversi dal semplice uso della radio ricetrasmittente. Egli disporrà di opportune conoscenze nell’ambito dell’informatica, della meteorologia, della fisica, della geografia, delle lingue e della persona umana perché dall’altra parte del microfono ci sarà sempre un individuo con il quale egli dovrà interagire.

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Sebbene il luogo comune identifichi il radioamatore come un solitario omino panciuto e  pantofolaio seduto in poltrona davanti alla propria radio, al calduccio di casa propria e con tazza di caffè bollente a portata di mano, le cose non stanno assolutamente così per lo specialista che si occupa di radiocomunicazioni in protezione civile.

La realtà è ben diversa ed è spesso rappresentata da freddo e vento forte ,  da tralicci che oscillano paurosamente, da mani che si induriscono sotto la pioggia gelata, da cavi di acciaio che feriscono,  da ore trascorse in soffocanti moduli-container arroventati dal sole, dalle notti insonni,  da giorni in cui non si mangia e spesso non si ha nemmeno il tempo per andare al bagno, dall’esasperazione dovuta alle chiamate andate a vuoto, dalle batterie che si scaricano troppo in fretta,  dal terribile rumore di fondo, ai segnali radio difficili da ricevere e relativi operatori all’altro capo ancora più incomprensibili.

Nel bene e nel male ci si deve adattare, si stringono i denti e si continua a fare il proprio lavoro, spesso seminascosti e lontano dai riflettori ma consapevoli che la grande utilità di un sistema di comunicazione efficiente è paragonabile al  “sistema nervoso” cui tutto il resto fa riferimento.

Nell’ottica quindi di un “recruitment” oramai non più procastinabile,  occorre formulare la strategia migliore per poter formare i nuovi operatori tenendo conto della loro preparazione tecnica di base e del tempo necessario per un buon apprendistato sul campo .

Con questo primo dato è possibile individuare una platea di possibili aspiranti in base alla scolarità ed all’età, presumibilmente non superiore ai 25 anni. E qui cominciano i problemi perché, se è vero che le scuole tecniche e professionali restano l’incubatoio più idoneo, è altrettanto vero che la parte pratica inizia comunque dal livello zero e non è supportata se non dall’affiancamento ad operatori già in forza.

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Ci vogliono però le basi psicologiche giuste ed il mondo del volontariato, pur prodigandosi nella divulgazione dei sani princìpi su cui si basa la solidarietà, opera da anni a macchia di leopardo, senza una struttura promozionale condivisa, con singoli progetti spesso non collegati tra loro.

Le cause sono da individuarsi, oltre che nella cronica carenza di mezzi e risorse, anche nella scarsa lungimiranza delle istituzioni che arrivano a lesinare addirittura i rimborsi per il carburante necessario a questo tipo di attività.  I volontari, nell’impossibilità di far fronte alle spese con i propri mezzi, si trovano ad operare in modalità “spot”, con uscite che spesso vengono viste dagli studenti come un valido escamotage per non fare lezione e con la conseguente, relativa disaffezione alla materia, anche tra le schiere degli stessi volontari, demoralizzati dallo scarso successo di queste iniziative.

La ricetta perfetta per risolvere questo problema sembra non esistere. Non si può certo inserire il volontariato come materia di studio. Esso non è una disciplina e non può essere insegnato. Deve arrivare da dentro il singolo individuo, che con estrema spontaneità lo deve saper esprimere. Noi volontari possiamo poi accompagnare queste “vocazioni” ed indirizzarle ciascuna verso le proprie aspirazioni.

La valorizzazione delle conoscenze deve essere un primo passo per creare un numero sempre più grande di volontari “specialisti”, in tutti i settori operativi per dare almeno un segno di speranza al nostro fragile paese ed alle giovani generazioni che non ci credono più.

 

 

 

Diego Cavalli © 2015

Schema operativo per Esercitazione di Protezione Civile

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La formazione, l’addestramento all’ uso di macchine e dispositivi e le esercitazioni sono attività che, in tempo di “pace”, devono essere svolte con una certa regolarità in seno ad una qualsiasi organizzazione di Protezione Civile.Prendendo in particolare conto  le esercitazioni, siamo a proporre il primo di una serie di particolari scenari in grado di offrire un valido supporto agli organizzatori.Il panorama nazionale sulle esercitazioni di Protezione Civile ha sempre visto i volontari impegnati su scenari poco realistici, spesso troppo statici e dove tutti gli eventi sono con largo anticipo portati alla conoscenza di tutti.

Il risultato è che tutto si svolge su un programma prestabilito e privo di qualsiasi variabile, dove tutti sanno esattamente cosa fare, dove farlo, come e quando farlo, dove materiali e mezzi sono stati approntati e affinati con settimane di anticipo e dove addirittura i messaggi radio sono stati scritti a tavolino e magari distribuiti agli operatori qualche giorno prima dell’evento.

In parole povere, accade poi che il briefing corrisponda al debriefing  e questa è la peggiore conclusione di un’esercitazione. Meglio quindi utilizzare le poche risorse disponibili  per finanziare un meeting o un raduno locale, magari per farsi conoscere dalla popolazione !

La nostra proposta è invece la VERA ESERCITAZIONE: tutto risulta estremamente realistico ed al volontario è spesso chiesto di improvvisare, di adattare le proprie conoscenze ad un evento in continua evoluzione. Al coordinatore è richiesto un lavoro gravoso di continua valutazione delle variabili in funzione della forza disponibile . Egli dovrà ponderare ogni azione tenendo conto dello stress psico-fisico proprio e dei volontari, dovrà fare i conti con la carenza di mezzi o materiali, con le difficoltà nelle comunicazioni. Dovrà affrontare il pressing temporale causato dall’oscurità che incombe e tutto senza perdere di vista l’obiettivo che è la salvaguardia della vita umana, in primis quella dei propri collaboratori.

Per tutto questo non c’è bisogno di immaginare l’apocalisse ! Lo scenario è semplice ma avvincente: un piccolo aereo con equipaggio che per un guasto è costretto ad un atterraggio di fortuna in una zona impervia.

L’esercitazione comprende la partecipazione attiva della popolazione e del coinvolgimento di almeno una delle forze dell’ordine per dare una veste di ufficialità ma anche per la gestione della sicurezza.

L’organizzazione dell’evento è bene sia riservata ad un ristretto gruppo di persone che in fase operativa assumeranno la veste di osservatori. Suggeriamo di non coinvolgere in questo compito presidenti o coordinatori delle organizzazioni di protezione civile perché è bene che questi siano parte attiva nell’attività.

L’unica informazione da dare per tempo ai volontari sarà quella relativa alle date dell’evento (durata 36 ore circa)ma con indicazione approssimativa degli orari e solo per poter disporre di un numero sufficiente di personale. L’ ideale è iniziare il venerdì sera e finire nella giornata del sabato ma potrebbe anche essere tra sabato e domenica (le ultime esercitazioni di questo tipo hanno richiesto 24 ore di riposo post-evento e la domenica risulta perfetta per il “riposo del guerriero”)

Tutto il resto (tipo di evento, luoghi, materiale da portare) dovrà restare nel massimo riserbo al fine di assicurare un reale test di impiego.

Se avete intenzione di coinvolgere i media cercate di accordarvi con giornalisti e reporters anticipando loro la data ma impegnandovi a comunicare ora e luogo esatto qualche ora prima dello svolgimento. Vi assicuriamo che saranno tutti ben disposti ad attendere !!  Personalità istituzionali o funzionari pubblici potranno essere invitati a presenziare per mezzo di contatti riservati.  Caldamente suggerita la presenza di un vostro addetto fotografo o di un cine-operatore per conservare la memoria storica dell’esercitazione e per poter utilizzare le immagini nel successivo debriefing.

In modo preliminare e quindi a carico del comitato ristretto di organizzatori, si dovranno contattare i civili da coinvolgere nell’esercitazione e dovranno essere avvisati Carabinieri o questura con apposita comunicazione scritta. Per la parte “aerea” suggeriamo di coinvolgere un pilota civile, anche di ultraleggeri, investendolo però del ruolo di incaricato ENAC , non certamente come pilota !!

I materiali di scena dovranno essere predisposti alcune ore prima dell’evento mentre per i figuranti essi dovranno essere interpellati con un buon anticipo ed invitati al “silenzio”.  Raccomandiamo idoneo abbigliamento in tema con il ruolo: un po’ di Holliwood  può essere tollerato e sarà ben gradito ai fotografi.

Il briefing si farà ovviamente sul posto, prima di iniziare le ricerche. E’ una fase delicata ed importante perché i volontari che saranno presenti non avranno ricevuto istruzioni e non sanno assolutamente cosa dovranno fare. La zona stessa di allestimento del campo base dovrà essere individuata al momento dal coordinatore dei soccorsi.  E’ uno dei punti più difficili dell’intera organizzazione ma è a questo che servono i corsi di capo-campo.

Non si potrà certamente piantare il campo dove capita ed alcune aree dovranno necessariamente essere individuate in modo preventivo ma tra le varie opzioni è bene prevedere una sola sistemazione buona ed altre meno buone: sarà un’interessante variabile da inserire nell’evento.

 

Vi lasciamo alla visione della presentazione che troverete al link indicato. Potete scaricare liberamente il file ESERCITAZIONE-O.R.S.A. ed adattarlo alle vostre esigenze.

Il file, sebbene tutelato da copyright,  è reso scaricabile in modo libero, senza alcun costo purché sia utilizzato per fini addestrativi e senza scopi di lucro. Vi chiediamo solamente di lasciare il nostro nome ed il nostro logo.

Restiamo  a vostra disposizione per eventuali consulenze organizzative.

DIEGO CAVALLI

 

Affrontare il caldo anomalo

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Nel periodesertdo estivo, notoriamente il più caldo dell’ anno, temperature molto elevate (38-42° C) non sono del tutto inusuali.

Talvolta accade che simili condizioni si protraggano per lunghi periodi causando notevole disagio alla popolazione e mettendo in seria crisi le strutture sanitarie.

Recentemente, anomale ondate di caldo  hanno colpito paesi come India e Pakistan causando anche molte vittime.

La trasformazione climatica del nostro pianeta in atto da parecchi decenni e dovuta principalmente a cause antropiche, ha accentuato le caratteristiche di questi fenomeni estremi trasformandoli in veri e propri eventi calamitosi cui occorre far fronte comune.

E’ importante quindi farci trovare preparati  in merito ai rischi ed alle strategie da adottare per una buona mitigazione del fenomeno.

Ecco quindi alcuni utili suggerimenti, per noi e per i nostri cari,  per poter affrontare al meglio un’ondata di calore.

 

Cosa fare durante le ondate di caldo:

 

  • Utilizzare condizionatori d’aria o trascorrere la maggior parte del tempo in luoghi con aria condizionata, come centri commerciali o biblioteche;
  • Utilizzare ventilatori elettrici per migliorare il ricambio ed il movimento dell’aria dalle stanze in cui si soggiorna. La ventilazione consente di ridurre la saturazione di umidità nell’aria agevolando la sudorazione e assicurando una buona sensazione di fresco.
  • Fare un bagno o una doccia fresca o a temperatura corporea, mai  con acqua gelida !
  • Ridurre al minimo l’esposizione diretta al sole. Evitare di uscire di casa nelle ore più calde;
  • Cercare di rimanere idratati – bere regolarmente acqua o altri liquidi non alcolici;
  • Mangiare leggero, cibi  freschi, facili da digerire. Ottimi gli alimenti come frutta o insalate. Il consumo di frutta e verdura dovrebbe essere aumentato per compensare i preziosi minerali persi con la sudorazione;
  • Indossare abiti comodi, non aderenti,  meglio se di colore chiaro;
  • Tenere sotto particolare controllo le persone anziane, i malati ed i bambini che potrebbero aver bisogno di aiuto in quanto particolarmente sensibili alle alte temperature e non in grado di autoproteggersi;
  • Imparare a riconoscere i sintomi di un’eccessiva esposizione al calore e quelle che sono le risposte appropriate.

 

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NOTA:

I sintomi della disidratazione

 

La disidratazione può essere lieve, moderata o grave, a seconda di quanto del vostro peso corporeo è stato perso  attraverso i fluidi.

I due principali ed immediati segni di disidratazione sono la sete e le urine di colore scuro. Si tratta di normali sistemi di difesa messi in atto dal nostro corpo per cercare di aumentare l’assunzione di acqua e ridurne la perdita concentrando le urine.

Altri sintomi  che si possono manifestare sono:

vertigini o sensazione di testa vuota,  mal di testa,  stanchezza,  secchezza della bocca, delle labbra  e degli occhi. Diminuisce inoltre la frequenza di minzione (3-4 volte al giorno) con riduzione delle quantità di urina.

La disidratazione comporta inoltre una sensibile  perdita della forza e della resistenza.

E’ in questa prima fase che occorre provvedere all’immediato reintegro dei liquidi, senza indugio anche per non compromettere in modo grave quelli che sono i delicati equilibri elettrolitici delle nostre cellule (valori alterati di sodio e potassio).

Se la disidratazione è in corso e non si interviene efficacemente corriamo il rischio di vedere compromessa la funzionalità renale.  Non si escludono inoltre gravi  danni muscolari e costipazione.

Se nonostante l’assunzione di liquidi i sintomi dovessero persistere, occorre consultare un medico per valutare la situazione da un punto di vista clinico.

Se la disidratazione non viene prontamente trattata  può diventare grave e deve essere considerata

un’emergenza medica che richiede l’ immediato ricovero in ospedale per le cure necessarie.

Rivolgersi al più vicino pronto soccorso in presenza dei seguenti sintomi:

sensazione di grande stanchezza (letargia) o confusione,  capogiri o vertigini che non dovessero scomparire in pochi secondi, assenza di minzione per otto ore,  polso debole,  polso rapido, crisi convulsive (epilessia), un basso livello di coscienza

Se la disidratazione grave non viene trattata immediatamente essa può portare a complicazioni.

Nell’infante la disidratazione può manifestarsi con i seguenti sintomi:

-  fontanella poco accentuata sulla testa (è quella piccola fossetta che hanno i bambini sopra la testa e che si richiude spontaneamente più avanti con gli anni)

-  scarsa o assente lacrimazione quando piange

-  bocca asciutta

-  pannolini  poco bagnati

- urine di colore giallo scuro

- sonnolenza

- respirazione veloce

- mani e piedi freddi  con presenza di macchie più scure sulla pelle

 

 

 

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Cosa Evitare in presenza delle ondate di calore:

  • Evitare di dirigere il flusso di ventilatori elettrici portatili verso se stessi quando la temperatura ambiente è superiore ai 30°C. Un forte getto di aria “calda” porterebbe infatti ad una veloce disidratazione del corpo;
  • Non lasciare MAI i bambini e gli animali domestici soli in auto. Nemmeno per un minuto !
  • Non assumere sostanze alcoliche ;
  • Evitare di mangiare cibi pesanti, caldi o comunque difficili da digerire;
  • Non indossare abbigliamento pesante o abiti scuri.

 

Nel corso di eventi quali le ondate di calore, anche la pubblica amministrazione ed i responsabili delle strutture che si occupano di soccorso ed emergenza devono saper affrontare la situazione tenendo bene in  conto la salvaguardia della pubblica incolumità ed assegnando a tali eventi una particolare priorità.

Per questo la comunicazione con il pubblico deve essere tempestiva ed efficace e dovrà essere pianificata in collaborazione con i media (TV, Radio, stampa locale) ed eventualmente rafforzata con volantinaggio o diffusione sonora.

Dovranno essere predisposti appositi  comunicati di allerta che rispondano alle necessità di informazione della popolazione.  Essi dovranno fornire dati e istruzioni che risponderanno  alle seguenti domande:

–  Quando è prevista l’ondata di calore e quanto sarà pericolosa ?

–  Per quanto tempo persisteranno le condizioni critiche ?

–  Quali saranno gli orari della giornata in cui si è più esposti ?

–  Quali sono le categorie della popolazione (età, condizione fisica, occupazione) da considerare a maggior rischio ?

–  Quali sono i luoghi in cui la popolazione è più vulnerabile ?

–  Quanto e quale personale medico  di supporto si prevede di impegnare per fare fronte all’emergenza ?

Il responsabile  dovrà inoltre prevedere apposite convenzioni con strutture pubbliche e private e per offrire sollievo alle persone senza aria condizionata , invitando il pubblico a utilizzarle.

Un valido aiuto potrà inoltre essere fornito da un servizio di Numero Verde aperto H24  per segnalare le criticità, raccogliere ed inoltrare informazioni da e per gli utenti, fornire utili suggerimenti.

Le organizzazioni di volontariato  saranno il principale strumento di informazione e di assistenza e dovranno essere coordinate per fornire la massima sinergia operativa sul territorio.

Buona estate a tutti !!!

 

Diego Cavalli ® 2015

Volontariato nel settore Radio-Comunicazioni

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Nel volontariRadiobaseHAMato di Protezione Civile esistono alcune realtà associative che si dedicano in modo professionale ed esclusivo al settore telecomunicazioni.

Possiamo di seguito elencare quelle più rappresentative a livello nazionale:

A.R.I.  Associazione Radioamatori Italiani, C.I.S.A.R. Centro Italiano Sperimentazioni ed Attività Radiantistiche, F.I.R.-CB Federazione Italiana Ricetrasmissioni Citizen’s Band,   R.N.R.E. Raggruppamento Nazionale Radiocomunicazioni Emergenza.

Tutte queste associazioni si occupano, in vari modi ed in esclusiva, di radio-comunicazioni in emergenza ovvero provvedono, in caso di calamità, a garantire le comunicazioni tra le varie componenti della Protezione Civile con sistemi in grado di sostituirsi a quelli eventualmente andati in avaria (telefoni fissi e reti cellulari).

Successivamente al ripristino delle normali reti di comunicazione, queste associazioni mantengono attivo uno o più canali di back-up ovvero di comunicazioni alternative nel caso si dovesse ripresentare un problema di interruzione alle infrastrutture civili.

E’ un settore di intervento molto importante e delicato perché la comunicazione è l’asse portante delle operazioni di soccorso (vedasi a tal proposito il mio precedente articolo sulla Radio in Emergenza).

Occorre tuttavia fare un po’ di chiarezza sulle diverse competenze delle organizzazioni citate perché le loro modalità di intervento differiscono e non poco.

Vediamo innanzi tutto cosa prevede la funzione 7 del Sistema Augustus:

F-7 – TELECOMUNICAZIONI

Questa funzione dovrà, di concerto con il responsabile territoriale delle aziende di

telecomunicazioni, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dell’associazione di

radioamatori presente sul territorio, organizzare una rete di telecomunicazione alternativa affidabile anche in caso di evento di notevole gravità.

Il responsabile di questa funzione è normalmente un esperto di telecomunicazioni (*)


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La radio per l’emergenza

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L’utilizzo della radio ricetrasmittente per gestire uomini e mezzi in Protezione Civile ed in genere nelle operazioni di soccorso deve costituire una priorità già dalle prime fasi di organizzazione di un gruppo di volontariato.

Comunicare in modo sicuro incrementa la rapidità degli interventi di mitigazione con un notevole risparmio non solo di tempo ma anche di risorse, umane e materiali.

La scelta di dotare i volontari di ricetrasmittenti individuali e svincolare quindi le comunicazioni dalle normali reti telefoniche e cellulari significa pertanto offrire un soccorso professionale di qualità, immune agli inevitabili collassi o malfunzionamenti cui sono soggette tali reti, in particolare quando l’evento calamitoso si presenti sotto forma di disastri naturali come terremoti, inondazioni, frane, precipitazioni intense.

Le radiocomunicazioni a corto e medio raggio non necessitano di cavidotti o tralicci e gli apparecchi sono oramai tascabili ed alimentati da batterie ricaricabili di ultima generazione. Questa peculiarità li pone al vertice dei sistemi di comunicazione utilizzati nella gestione delle emergenze, sebbene le recenti innovazioni tecnologiche abbiano in una qualche misura stravolto il concetto della semplice radio parla-ascolta.

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L’avvento dell’era digitale e le grandi trasformazioni che il mercato ha imposto ai terminali telefonici (vedi per esempio le reti 4G ed i telefoni satellitari a basso costo) hanno influenzato non poco anche il settore dei ricetrasmettitori con l’introduzione sempre più spinta delle chiamate selettive a scapito delle comunicazioni broadcast (=rivolte a tutti), funzione sicuramente vantaggiosa per la capacità di traffico nello stesso canale o per incrementare la riservatezza di talune conversazioni ma nello stesso tempo svantaggiosa per quei messaggi che potrebbero essere utili se ascoltati dai vari operatori . Da tenere inoltre a debito conto la difficoltà di interconnessione tra reti digitali non compatibili (i protocolli di comunicazione digitale sono più di uno…).

Le reti radio analogiche, sebbene previste in dismissione dal 2023, restano, a parere dello scrivente, la migliore soluzione per garantire una comunicazione radio in emergenza. Si tratta di tecnologie collaudate ed efficienti, con apparecchi economici, facili da usare e da riparare. Basti pensare che gli apparati aeronautici sono analogici con emissione in AM (modulazione di ampiezza) che rispetto all’ FM (modulazione di frequenza) è molto più “datata” tanto che la prima emissione in fonia della storia fu generata proprio in AM oltre un secolo fa.

E’ un sistema semplice ed è risaputo che le cose semplici sono quelle che funzionano meglio !!

Tra le diverse tipologie di apparecchi radio analogici possiamo elencare: i ricetrasmettitori CB (frequenza 27 MHz), le radio PMR43 (frequenza 43 MHz), i radio-giocattoli PMR433 e PMR446 che operano rispettivamente sulle frequenze 433 MHz e 446 MHz.


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Operazioni di ricerca in notturna

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Desidero affrontare  un argomento molto dibattuto e per il quale, nel campo della protezione civile, non esiste letteratura o quasi. Con la doverosa premessa che le operazioni di soccorso in notturna vanno affrontate con la massima cautela e muniti di tutti i dispositivi di protezione individuale necessari alla sicurezza, desidero portare l’attenzione del lettore su quelle che possono essere le incognite e le conseguenti precauzioni da adottare in questi particolari casi. Non volendo addentrarmi nella complessa e troppo tecnica spiegazione della visione notturna elettronica (infrarosso, occhi di gatto , visore termico ecc…), limito questo scritto alle caratteristiche essenziali così come sono viste e vissute dall’operatore, con la ragionevole contezza dei mezzi, purtroppo scarsi, a disposizione della maggior parte delle organizzazioni di protezione civile. Le tecniche e le metodologie di ricerca saranno oggetto di una prossima trattazione.

Le operazioni di ricerca in notturna richiedono personale disciplinato, fresco, riposato e ben equipaggiato oltre che autosufficiente . La tensione mentale dei soccorritori coinvolti nella ricerca in notturna è molto forte, ma è più facilmente sopportabile nei periodi di attività piuttosto che durante lunghi periodi di inattività . Questo è il motivo per cui di notte,  ancor più che di giorno, intraprendere un’operazione di ricerca può addirittura rivelarsi più efficace . Tuttavia, poiché l’orientamento e il coordinamento risulterà più difficoltoso , questo vantaggio di efficienza iniziale tende a diminuire mano a mano che la ricerca progredisce. Questo vuol dire che, se l’obbiettivo della ricerca non viene raggiunto entro le prime 3-4 ore, è assai improbabile che la missione possa arrivare ad una rapida conclusione.
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Trombe d’Aria e Tornado

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I tornado e le più piccole (ma non meno pericolose) trombe d’aria sono i fenomeni più violenti della natura. Tipicamente primaverili ed estivi, questi eventi sono spesso generati, accompagnati o seguiti da potenti temporali e possono provocare vittime, devastare un quartiere o una piccola città in pochi secondi. Un tornado si presenta come un vortice rotante, una nuvola a forma di imbuto che si estende da un temporale a terra con venti vorticosi che possono raggiungere i 300 chilometri l’ora. La superficie distruttiva di una tromba d’aria può essere superiore a un chilometro di larghezza ed arrivare a 20 chilometri di lunghezza.

Il nostro paese è soggetto a trombe d’aria un po’ in tutto il territorio ma con particolare violenza dei fenomeni nelle zone pianeggianti come per esempio la pianura Padana, quella maremmana, il litorale laziale o il tavoliere delle Puglie. Alcuni tornado sono chiaramente visibili, sotto la pioggia o nelle nuvole basse, altri sono più scuri e si possono confondere con nubi molto dense. Accade sempre più spesso che pericolose trombe d’aria si sviluppino in modo così rapido da non lasciare alcuno spazio di preavviso.

Prima che un tornado o una tromba d’aria possano colpire, il vento può anche scendere di intensità simulando una apparente bonaccia. Occorre pertanto fare sempre molta attenzione alle condizioni atmosferiche, specialmente a ridosso di periodi di caldo intenso o nel mentre si stia approssimando una perturbazione con fronte freddo. Una nube di detriti può segnalarci la posizione di un tornado, anche se un vero e proprio imbuto non è visibile. I tornado e le trombe d’aria si verificano generalmente in prossimità di fenomeni temporaleschi, anche lontani dalla nostra posizione. Non è raro vedere un bel cielo azzurro fare da sfondo a questi incredibili eventi metereologici.
Un tornado o una tromba d’aria si spostano mediamente da sud-ovest a nord-est, ma è anche vero che sono state spesso registrate improvvise mutazioni di direzione, anche di qualche km, pur nella direttrice principale descritta.
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Frequenze Radio Internazionali per l’Emergenza

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Sebbene le seguenti note siano rivolte agli utilizzatori specialistici, ovvero ai radio-operatori qualificati e formati per questo ruolo, è bene che chiunque si interessi di radio-emergenza sia a conoscenza di queste informazioni,  a titolo di semplice curiosità o per cultura personale.

Frequenze radio nelle bande VHF ed UHF utilizzate per la segnalazione di un’emergenza da:

-AERONAUTICA CIVILE:   121,50 MHz AM

-AERONAUTICA MILITARE:   243,00 MHz  FM

-NAVIGAZIONE IN MARE E FLUVIALE:  156,80 MHz FM  (canale 16)     (in Onda Corta  2182 KHz USB*)

-VEICOLI E PERSONE SU TERRA:   406,00 MHz (EPIRB e SAR*)  –  406,025 MHz –  406,028 MHz  FM

-ARVA  (dispositivi  di radiolocalizzazione per escursionisti) :  457 KHz  (analogica/digitale)
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Chiamate Telefoniche di Emergenza

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In Italia esistono diversi numeri telefonici di emergenza che si possono comporre per chiedere aiuto.

Nonostante esista da tempo una direttiva della Comunità Europea che istituisce il NUMERO UNICO DI EMERGENZA 112 per tutti i paesi membri (91/396/CEE) , in Italia continuano a coesistere alcuni numeri  che fanno capo alle diverse forze di polizia ed organismi di soccorso.

I numeri di emergenza in Italia sono: il 112 (Carabinieri), il  113 (Polizia di Stato),il 114 (telefono azzurro) il  115 (Vigili del Fuoco), il 117 (Guardia di Finanza) , il 118 (SUEM, emergenza sanitaria) più  altre numerazioni di quattro cifre che si riferiscono a servizi, non di primo intervento ma comunque utili, come il numero per la prevenzione degli incendi, per la sicurezza in mare, info traffico  ecc… che non saranno oggetto del presente scritto.

Il famoso 9 1 1, in uso negli Stati Uniti, è presente anche nel nostro Paese e, se digitato, la chiamata viene instradata al numero 112.

Il numero 1 1 2 è di fatto l’unico numero componibile dai cellulari anche in assenza di copertura da parte del proprio  operatore (roaming gratuita) . Se infatti sul nostro cellulare provassimo a comporre un numero di emergenza diverso dal 112, a rispondere sarebbero sempre i Carabinieri. (DLgs 30 giugno 2003 nr. 196)
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Temporali e fulmini

Posted on by Diego Cavalli / Posted in Formazione | Tagged , , , , , | Leave a comment

Durante le escursioni ma anche in occasione di attività all’aperto e perché no, quando stiamo operando all’aperto per l’emergenza o il soccorso, occorre sempre fare attenzione alle condizioni meterologiche seguendo i bollettini diramati da giornali, radio, TV ma anche dal Centro di Coordinamento Soccorsi cui fa capo la vostra organizzazione.

In questo breve scritto ci riferiremo alle condizioni meteo avverse ingenerate dai temporali con particolare riferimento al rischio causato dalla caduta dei fulmini o scariche elettrostatiche.

Indubbiamente, nel caso ci trovassimo a fare una bella escursione, lo spettacolo di un temporale con scrosci di pioggia, tuoni e fulmini è senz’altro una meraviglia della natura che ci emoziona.

Sapere  però quando è il caso di godersi lo spettacolo e quando invece preoccuparci di cercare un riparo, può fare la differenza tra il divertimento ed una disgrazia.
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